Qual è la vera fede cristiana? (I)

Dopo 2000 anni di storia, troviamo ancora utile discutere della fede cristiana. Ancora nel 2020, molti leader cristiani influenzano in modo decisivo l’opinione pubblica in merito a questioni politiche, etiche o semplicemente ideologiche.

Certamente, in tutto questo tempo, il concetto di “fede cristiana” è diventato sempre più complesso, tanto che oggi sembra che non esista una fede, ma tante fedi cristiane: le confessioni cristiane, infatti, si sono moltiplicate, soprattutto negli ultimi 500 anni, e le differenze fra l’una e l’altra sono considerevoli (questo è più evidente nel caso dei tre rami principali: cattolicesimo, ortodossia, protestantesimo).

Di fronte a un panorama così variegato, è importante porsi una domanda: qual è la vera fede cristiana? Come si fa a capire di chi ci si può fidare? Fra queste molteplici “versioni” del cristianesimo, talvolta in grande antitesi tra loro, dovrà pur esisterne una più affidabile e autorevole delle altre; ma quali sono i criteri per trovarla?

Due criteri

In Italia, per ragioni storiche e geografiche, “cristiano” equivale quasi sempre a “cattolico”, perciò ci concentreremo sull’analisi di questa sola confessione, ossia il Cattolicesimo romano. La fede cattolica è la vera fede cristiana? Un primo punto di partenza potrebbe essere quello di interrogarsi sulla legittimità di questa “versione” del cristianesimo. Infatti, ogni confessione cristiana definisce se stessa erede legittima del cristianesimo originario, sulla base della propria discendenza diretta da esso. Si tratta, perciò, di verificare se la fede cattolica abbia raccolto l’eredità della chiesa cristiana primitiva, o se col passare dei secoli il passaggio di testimone si sia in qualche modo interrotto.

Un passo ulteriore è quello di stabilire l’attendibilità di questa tradizione di fede. Ma ce ne occuperemo nel prossimo articolo. Per il momento, ci chiederemo se la storia della versione cattolica del cristianesimo ne faccia la portavoce più fedele della predicazione di Cristo. Chiaramente, non c’è nessuna pretesa che questa analisi sia esaustiva, ma solo che sia condotta con onestà intellettuale e che sia più chiara possibile. In questo articolo, perciò, affrontiamo la prima parte di questa ricerca, quella riguardo alla legittimità storica della Chiesa cattolica.

La legittimità storica

Al giorno d’oggi la maggioranza degli studiosi concorda che Gesù di Nazaret è realmente esistito, e che ha predicato in Palestina prima di essere processato e condannato a morte dalle autorità romane. C’è anche accordo sul fatto che i suoi più intimi seguaci, dopo la morte di lui, hanno cominciato a dare testimonianza della sua risurrezione corporale, e che, dopo questo, il messaggio predicato da Gesù (ciò che chiamiamo “vangelo”) ha trovato sempre più proseliti non solo in Giudea, ma in tutto l’Impero Romano, e anche oltre.

Ora, se nessuno dubita che questi fatti siano avvenuti, se nessuno dubita che ci sia stato un movimento chiamato “cristiano” fin dai suoi primi anni (Atti degli apostoli 11:26), possiamo però chiederci: la Chiesa cattolica è ad oggi l’erede legittima di quel movimento? Il Cattolicesimo romano è un fedele portavoce di quel messaggio annunciato e creduto da decine di migliaia di persone nel I secolo?

La successione apostolica

I primi cristiani furono senza dubbio i primissimi discepoli di Cristo (ossia gli apostoli e alcuni altri), e la Chiesa cattolica sottolinea con forza la propria continuità con loro attraverso la dottrina della successione apostolica. Secondo la fede cattolica, (vedi per esempio il Catechismo, par. 861) gli apostoli direttamente o indirettamente nominarono tutti i primi vescovi, e perciò ogni vescovo, in ogni momento della storia e in ogni sede vescovile del mondo, può far risalire la sua nomina agli apostoli. Questo significa che, virtualmente, ogni vescovo è erede legittimo dell’insegnamento apostolico, cioè dell’insegnamento di Cristo.

Tutto ciò ha un’applicazione di particolare peso nel caso specifico del vescovo di Roma, il papa. Fra tutti gli apostoli, infatti, Pietro avrebbe avuto un ruolo di preminenza, sarebbe stato cioè il capo degli altri apostoli, e avrebbe poi trasmesso tale primato ai suoi successori. In altre parole, come i vescovi sarebbero i successori degli apostoli, i papi sarebbero i successori del primo papa, Pietro.

Questo garantisce l’unità della Chiesa cattolica nel tempo e nello spazio: da Pietro in poi, si sostiene, c’è sempre stato un papa a capo della chiesa universale e c’è sempre stato un vescovo in ogni città principale. In questo modo, la Chiesa cattolica sarebbe l’erede legittima dei primi apostoli e del primo papa. O, per dirla con le parole di Benedetto XVI: «La successione apostolica del ministero episcopale è la via che garantisce la fedele trasmissione della testimonianza apostolica».

«Tu sei Pietro…»

La tradizione cattolica vede proprio nel papa il «fondamento visibile» dell’unità della Chiesa nella storia. La figura del papa è il simbolo della legittimità di tutta la Chiesa cattolica, la garanzia che questa Chiesa è l’erede fedele del cristianesimo primitivo.

Ma su quali basi la tradizione cattolica sostiene questa legittimità? Come e quando Gesù avrebbe nominato Pietro il primo papa? La risposta a questa domanda viene spesso cercata in questo brano del Vangelo di Matteo:

Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli. (Matteo 16:16-19)

Si sente spesso fare riferimento a questo brano come al momento in cui Gesù stabilisce Simon Pietro come pietra di fondamento di tutta la Chiesa, eppure non lo si considera altrettanto spesso nel suo contesto. Gesù ha appena chiesto ai discepoli cosa pensa di lui la gente, e ora chiede loro cosa pensano di lui loro stessi. Le autorità religiose del tempo consideravano Gesù un bestemmiatore oppure un pazzo sconsiderato, e molti di quelli che lo ascoltavano lo ritenevano un profeta come Mosè o Giovanni il Battista, niente di più. Per questo la risposta di Pietro è a dir poco sorprendente.

La prima confessione

Pietro riconosce in Gesù il Messia. Per un ebreo, questo è un gesto davvero estremo, non certo compiuto con leggerezza. Come la donazione di un rene, o la cessione di una cospicua eredità, dire a qualcuno: «Tu sei il Cristo» è quel genere di cose che si fa una sola volta nella vita. È una dichiarazione di fede epocale. Significa che la lunga attesa è finita, che il Re d’Israele e di tutto il mondo è finalmente arrivato. Non solo, Gesù chiama Pietro beato, perché è Dio stesso ad avergli permesso di capire che proprio Gesù è il Cristo.

È sulla base di questa sconcertante premessa che Gesù risponde a Pietro con un’altra affermazione altrettanto sorprendente. Lui, il Re, stabilirà il suo popolo su «questa pietra». Gesù usa un gioco di parole in aramaico (percepibile anche in italiano) per sottolineare che Pietro e la sua confessione sono il punto di partenza di un popolo straordinario, invincibile, che non dovrà temere nessun nemico, persino la morte. Se Pietro è la prima delle “pietre” di questo edificio, è chiaro che tutte le altre dovranno essere simili a lui: ne faranno parte tutti quelli che, per grazia di Dio, riconosceranno in Gesù il Cristo che doveva venire, e si vorranno sottomettere a Lui.

Il primo imperatore?

Indubbiamente, Pietro è il primo degli apostoli a cui viene fatta questa speciale rivelazione. Da questo, la tradizione cattolica ha desunto che Pietro abbia ricoperto fin dalla morte di Cristo il ruolo di maestro più autorevole fra gli apostoli, e che questa carica dovesse essere trasmessa a un successore dopo la sua morte. Dal 1870, la fede cattolica crede che il papa è infallibile nei suoi pronunciamenti ex cathedra, e che la sua autorità è assoluta su tutta la Chiesa, superiore anche ai Concili.

In effetti, più si studia la figura del papa più emergono notevoli somiglianze con un’altra figura, quella del monarca assoluto. Ma era davvero questo ciò che Gesù intendeva con le parole che abbiamo appena letto? Il Nuovo Testamento mostra chiaramente che Pietro aveva una certa preminenza sugli altri apostoli, ma non era l’unico: Giovanni era al suo fianco in un viaggio missionario estremamente importante, Giacomo era abbastanza autorevole da concludere il Concilio di Gerusalemme, e Paolo ebbe l’ardire di rimproverare Pietro in persona davanti a tutta la chiesa dei Galati, senza che il “papa” avesse nulla da ridire – anzi, parlerà di lui con affetto nella sua seconda lettera. Allo stesso modo, non c’è nessuna traccia nel Nuovo Testamento del principio di successione che abbiamo illustrato sopra. Né Pietro, né Paolo, né gli altri apostoli si aspettavano di avere dei “successori”, almeno a giudicare dai (molti) scritti che di loro ci sono rimasti.

Pietro ebbe sicuramente un ruolo importante nella chiesa del primo secolo, ma gli apostoli esercitarono sempre una leadership collegiale, evitando che qualcuno di loro emergesse troppo rispetto agli altri; e né Pietro né gli altri apostoli stabilirono dei successori che li sostituissero alla loro morte. Di certo, l’apostolo che per primo riconobbe il Messia non assomigliava per nulla a un imperatore romano.

Un edificio in rovina…

Ma se Pietro non era il primo “papa”, così come viene inteso nel Cattolicesimo, cosa ne è della legittimità della Chiesa cattolica? Se i papi che sono succeduti a San Pietro per quasi 2000 anni non sono i legittimi successori di Pietro, se le migliaia di vescovi sparsi per il mondo non sono i legittimi successori degli apostoli, cosa ne è della autenticità di questa fede cristiana? Il papa dovrebbe essere il «fondamento visibile» dell’unità della Chiesa, il simbolo che questa versione attuale del cristianesimo primitivo è autentica e non “truccata”. Ma i sovrani del Vaticano e sommi maestri della Chiesa universale non ci ricordano affatto Pietro nel modo in cui concepiscono il loro ruolo. Non solo: Gesù stesso non sembra aver mai desiderato che Pietro svolgesse una simile funzione!

Sembra quasi che la Chiesa cattolica, questo poderoso edificio immenso e millenario, cominci a vacillare. Se viene meno la prima pietra, come potrà reggere l’edificio intero?

…o un palazzo invisibile?

Eppure, non è il caso di preoccuparsi. Gesù stesso ha detto che il suo popolo non dovrà temere neanche la morte. Il suo regno non può essere distrutto, e nemmeno la Sua Chiesa. E il vero conforto, la vera garanzia di questo sta nel fatto che non è il ministero di Pietro a essere perenne e onnipresente, ma la presenza di Gesù Cristo, il Re:

E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente». (Matteo 28:18-20)

Secondo Gesù, il vero monarca assoluto e il vero maestro sommamente autorevole è solo uno: Lui stesso! Lui ha ogni potere in cielo e sulla terra, lui ha insegnato cose che tutti gli apostoli, senza distinzioni gerarchiche, dovranno a loro volta insegnare alle genti. E ciò che garantisce continuità alla chiesa, ciò che la rende invincibile, è la continua vicinanza di Gesù a tutti quelli che credono in Lui, dai primi discepoli fino a noi.

Gesù Cristo non ha bisogno di vicari: è sempre presente, anche se invisibile, accanto ai suoi discepoli. Il suo palazzo glorioso, la sua chiesa, continua a essere edificata, anche se non vista dai più. La prima pietra è stata posata quando il più coraggioso dei suoi apostoli lo ha riconosciuto come Messia, e altre pietre ogni giorno vengono aggiunte.

Ecco la vera fede cristiana. Ecco la Chiesa legittima: il palazzo invisibile costruito da Gesù stesso, di cui fanno parte tutti quelli che lo riconoscono come Cristo, dove l’unico a regnare e insegnare è Lui, tramite la sua Parola. Siamo sicuri che la Chiesa cattolica rappresenti ancora tutto questo? Siamo sicuri che la fede cattolica sia la vera fede cristiana?

 

GN

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