“Brividi” e il bisogno di matrimoni cristiani

Dopo una riflessione su una serie TV, perché non parlare di musica? E, a pochi giorni da Sanremo 2022, impossibile non parlare della canzone vincitrice, “Brividi”.

Blanco e Mahmood ci presentano una canzone orecchiabile, con un duetto da brividi, dal retrogusto agrodolce e malinconico. L’inizio romantico ci trae quasi in inganno. Sembra si stia per raccontare una storia d’amore scevra da imperfezioni, idealizzata, eppure in un attimo tutto si sbriciola nella tristezza. Per un “Ti amo ” (detto o sentito?), ci sono lacrime e droghe; poi senso di inadeguatezza e paura di non essere mai in grado di amare o forse di essere amato. La fine è un corpo nudo, spoglio da ogni difesa, insicuro, scosso dalla paura e dai brividi. Da un sogno “con te” su una bici di diamanti, si finisce sempre su una bici di diamanti, ma come “uno fra tanti”. E così, ancora una volta Mahmood (assieme a Blanco) ci invita a considerare le nostre relazioni, anche se non tra padre e figlio, stavolta. Ma, contro ogni aspettativa, “Brividi” ci invita anche a ritrovare la bellezza del matrimonio cristiano.

Nudi e senza vergogna

All’inizio del primo matrimonio della storia, Adamo afferma: “Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne”. Con queste parole descrive la connessione perfetta che c’è tra lui e sua moglie. D’altronde, tra tutti gli esseri viventi lei è l’unica adatta a lui e viceversa. Insieme diventano “una sola carne” un’espressione forse per noi insolita ma che parla di un’unione indissolubile, un tipo di unità impossibile da vedere realizzata in altri rapporti.

La conclusione della storia è che “l’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna”. Come potevano essere nudi e senza vergogna? Forse perché prima del peccato non avevano imperfezioni nel corpo, non avevano niente per cui sentirsi inadeguati. Forse, Adamo non aveva la pancetta che quasi inevitabilmente cresce a tutti gli uomini oppure Eva non si sentiva a disagio davanti allo specchio. In ogni caso, Eva e Adamo erano nudi e senza brividi. Nudi ma sicuri, senza niente da temere, niente di cui vergognarsi. Forse, anziché avere un corpo perfetto, Adamo ed Eva si guardavano con lo sguardo perfetto; in modo anacronistico si potrebbe dire che si guardavano con uno sguardo di grazia, con lo sguardo di un amore perfetto.

Nudi e con i brividi

Non appena si verifica la tragedia del peccato, però, l’uomo e sua moglie realizzano di essere nudi e cercano di coprirsi, usando delle foglie di fico. Questo potrebbe sembrarci comico (quante volte abbiamo visto vignette su questa scena!), ma l’uomo e la donna hanno paura. È un momento terribile. Sanno che c’è qualcosa che non va. Non solo il loro rapporto con Dio è stato rovinato ma anche il loro stesso rapporto. Ora Adamo incolpa Eva per i suoi (di lui) errori. Eva, d’altra parte, vuole usurpare il ruolo di suo marito. Sudore e dolore faranno per sempre parte di questa relazione, d’ora in poi.

Il “Ti vorrei amare ma sbaglio sempre” di Mahmood è più adeguato a questo nuovo momento della coppia, che d’ora in avanti non solo proverà la fatica e il travaglio, ma vivrà una vita segnata dal continuo tentativo di scaricare sull’altro responsabilità, colpe ed errori. E, anche quando i due cercano una propria soluzione al problema, non sono che foglie di fico, inadatte a risolvere i loro problemi, come anche “il sesso”, senza l’alleanza dell’impegno matrimoniale, non è in sé “una via di fuga dal fondo”, anzi può fare più male. Il perfetto sguardo d’amore, la nudità priva di vergogna, priva della paura di quello che l’altro dirà o penserà di ciò che vede, tutto questo lascerà posto a nudità e insicurezza, nudità e brividi. Il peccato segnerà per sempre la relazione di Adamo ed Eva… e anche le nostre.

Nudi ma coperti

La conseguenza del peccato, Dio aveva avvertito la coppia, sarebbe stata la morte. Eppure essa viene ritardata, e i due rimangono in vita. Invece delle foglie di fico, la soluzione ideata da loro, Dio prepara loro dei vestiti di pelle di animale. Il primo sacrificio della storia è avvenuto! Un animale morto al posto dei veri colpevoli. Un grande segno di grazia verso Adamo ed Eva.

Tale segno si concretizzerà definitivamente nel sacrificio di Cristo sulla croce, in cui lui, innocente, muore al posto dei veri colpevoli che crederanno in lui. Ovvero, Gesù Cristo dà la vita per la sua chiesa. Abbiamo parlato della grazia e del sacrificio di Gesù qui. Ma questo che c’entra con il nostro discorso??

Bene, Paolo, parlando del matrimonio in una sua lettera (Efesini 5) dice che il matrimonio è una immagine chiara ed eloquente del rapporto fra Cristo e la chiesa. I mariti sono chiamati a vivere nei confronti delle proprie mogli proprio come Cristo si è comportato nei confronti della sua chiesa; le mogli come la chiesa verso Cristo. Perciò, il matrimonio, specie quello cristiano, dovrebbe essere un chiaro annuncio di grazia e di redenzione. In un matrimonio cristiano, marito e moglie sono nudi ma coperti dalla grazia che proviene dalla morte di Gesù.

Il bisogno di matrimoni cristiani

Inconsciamente, Mahmood e Blanco stanno esternando il bisogno loro e nostro di vedere nella pratica dei veri matrimoni cristiani che mostrino l’amore e la grazia di Dio, vissuti in una relazione che va oltre i sentimenti, fondata su un patto stabilito davanti a Dio e alla società. Ed ecco tre motivazioni per questa affermazione:

1) Perché i veri matrimoni cristiani rinunciano alle foglie di fico e accettano i vestiti fatti da Dio. I coniugi cristiani non negano il problema del proprio peccato, anzi, si riconoscono peccatori, sanno che sia l’uno che l’altro sono peccatori e lo ammettono. Vivono alla luce di questa consapevolezza, confessano i propri peccati a Dio e al partner; ma, anziché sovraccaricarsi della colpa, accettano la soluzione di Dio, cioè il perdono e la grazia. Non cercano una propria soluzione ma si affidano a quella di Dio: il sacrificio di Gesù. E, così come ciascuno prova il perdono dei propri peccati e la grazia di Dio, nello stesso modo non può che perdonare e usare grazia nei confronti dell’altro. I coniugi cristiani sanno di essere perdonati e hanno il perdono alla base della loro relazione. Sanno di essere inadeguati ma riposano nella gioia del perdono.

2) I matrimoni cristiani sanno di vivere un patto che va oltre il sentimento e la perfezione.

Qui ritorniamo al modello Cristo-chiesa. Gesù ha dato la vita per la sua chiesa, mantenendo il suo patto con il suo popolo. Cristo mantenne la sua fedeltà anche ad un alto costo e così è anche un matrimonio cristiano. Anche quando i sentimenti vengono meno, l’alleanza fatta davanti a Dio e alla società no! Il marito di una moglie cristiana, anche attraverso una dura crisi, sa che sua moglie manterrà la fedeltà all’alleanza sancita davanti a Dio. La moglie di un marito cristiano sa che, anche quando il sentimento verrà meno, anche quando secondo lei il suo corpo non sarà perfetto e attraente come una volta, la fedeltà al patto stabilito davanti a Dio manterrà la loro relazione [in Dio] ferma come una roccia.

3) I matrimoni cristiani sono cristiani.

Sembra scontato, ma il fulcro di un matrimonio cristiano, come qualsiasi altro aspetto della vita di un cristiano, è di essere cristiano, cioè incentrato su Cristo. Da Cristo il cristiano impara come vivere, come amare. Perciò, se un Cristiano non sa amare, lo impara dal suo Cristo. Lui ci ha amati per primo e da lui impariamo non solo ad amare ma anche ad essere perfettamente amati.

Mahmood, Blanco e tante altre ragazze e ragazzi in Italia, anche se non lo sanno, bramano di vedere in atto dei veri matrimoni cristiani, che mostrino Cristo tramite il perdono, la fedeltà e l’amore.

 

YP

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