La storia di Rita, una cristiana “storica”

Presentiamo qui un’intervista alla carissima Rita, una vera e propria “cristiana storica”, sia per i suoi tantissimi anni nella fede, sia per la sua presenza nella nostra famiglia di chiesa fin dalla sua fondazione, proprio 10 anni fa.

Lo scopo di questa conversazione informale è soprattutto raccontare cosa significa per un’evangelica italiana aver vissuto gli ultimi cinquant’anni della nostra storia, in occasione del nostro decennale come comunità. Abbiamo menzionato la ricorrenza della Giornata della Memoria perché l’intervista è stata registrata in quei giorni, ma non per questo abbiamo la pretesa di liquidare con così poche e semplici parole la complessa tragedia della Shoah, che meriterebbe riflessioni approfondite e lontane da ogni banalizzazione .

Intervistatrice:  Ciao, cara Rita. Ti abbiamo chiesto di condividere con noi un po’ della tua storia e della tua esperienza di cristiana. Raccontaci chi sei e come mai possiamo dire che sei una “cristiana storica”.

Rita: Mi chiamo Rita e sono nata il 12 agosto del 1947 a Loiano, un paesino dell’appennino bolognese. Proprio nel periodo in cui sono nata, mio padre, che non aveva fino a quel momento una fede precisa, divenne un cristiano [evangelico, ndr] e la sua vita fu trasformata da questo. Il suo rapporto con Dio è stato determinante per me, e mi ha influenzato per tutta la vita.
Crescendo, anch’io ho iniziato ad avere questo rapporto e a 24 anni mi sono battezzata, confermando la mia appartenenza ad una chiesa locale. Adesso ho 74 anni e, dopo 50 anni esatti, posso dire di non aver mai più lasciato la comunità evangelica.

I: Quindi tu senti anche di poterti identificare come qualcuno che ha vissuto una lunga storia di cristiana, perché anche l’esperienza di tuo padre ha fatto parte della tua 

R: Sì, assolutamente! Purtroppo lui è morto quando io avevo 11 anni e sono rimasta orfana. Ma il suo impegno nella vita cristiana e il rapporto che avevo con lui sono stati determinanti nella mia vita, nel bene e nel male.

 

I:  Visto che sei cristiana da tanti anni, puoi raccontarci cosa ha significato per te essere una cristiana evangelica, in una cultura che dice che un cristiano deve esclusivamente essere cattolico e non può essere altrimenti?

R: Oggi essere cristiani è più facile, rispetto ai tempi della mia infanzia e della mia adolescenza. Ma anche è importante avere una buona conoscenza della Parola [di Dio], assimilare l’insegnamento ricevuto e vivere la chiesa. In quanto cristiani, qualsiasi sia la cultura in cui viviamo, siamo chiamati ad un confronto continuo. E questo richiede uno spirito critico ben sviluppato, il dedicarsi alla ricerca del vero, e l’impegno a combattere, prima di tutto, le nozioni sbagliate acquisite nel tempo. È un costante analizzare, comprendere e fare propria la comprensione di quello che la Parola di Dio insegna, applicandolo con convinzione nella propria vita. Direi che è una battaglia quotidiana di conversione e cambiamento della propria mente.

I: Provo quindi a dedurre che nella tua esperienza come donna e come cristiana, hai imparato poco alla volta la necessità di tornare sempre alla Parola di Dio, per essere più salda quando eri messa alla prova da ciò che la cultura dominante voleva imporre. Ci vuoi raccontare qualche episodio di come hai vissuto questa forma sottile di persecuzione?

R: Ho già detto che l’influenza di mio padre è stata grandissima nella mia vita. Lui ha subito la persecuzione in prima persona, nel nostro paesino di origine. Lì lavorava come calzolaio e, quando divenne cristiano, il prete del paese iniziò a dire a tutti di “non portare le scarpe dal protestante”. Per questo siamo dovuti andare via da lì. 

Mio padre mi ha dato molte occasioni di vedere la sua fermezza, ma io subivo di riflesso questa opposizione nei suoi confronti. Mi ricordo, poi, che quando arrivammo in un altro paese, Livergnano, e iniziai a frequentare la scuola lì, subii anch’io delle forme di persecuzione. In classe ero bullizzata dai bambini perché ero un po’ grassoccia e perché sapevano che ero protestante. Io mi sentivo molto umiliata. Un giorno, mentre ero sotto la finestra di una mia compagna di classe, Carmen, e lei era affacciata al terzo piano per parlare con me, mi arrivò addosso uno sputo. Fu un’umiliazione enorme, ma non avevo armi per difendermi.
Per caso, passò di lì mio padre e mi vide piangere. Mi chiese perché piangessi e io gli raccontai l’accaduto. Lui mi disse: “Non essere troppo triste, perché un giorno verrà il Signore e darà il castigo a chi se l’è meritato”, come per dirmi: “Ci pensa il Signore a fare giustizia”.
Fu una consolazione in quel momento, ma ha lasciato un grande segno dentro di me. Mi ha insegnato ad essere sempre “passiva”, a non reagire mai a certe cose, anche quando potevo farlo in maniera giusta. Non avevo capacità di difesa, e questo atteggiamento è durato in me fino ai 30-35 anni.

I: È bello conoscerti dopo tanti anni e vedere che sei una persona molto più solida, anche nelle certezze che il Signore ti ha dato.

R: Sì, per me sono state fondamentali. Nella mia vita ci sono state tante crisi, tante decisioni sbagliate, fino a quando ho fatto una scelta netta. Mi sono decisa a non continuare più ad insistere su questi errori, che naturalmente lasciano dei traumi nella vita.

 

I: Perché, secondo te, la memoria è così importante nella vita del cristiano, tanto quanto lo era – come sappiamo tramite la Sacra Scrittura – per il popolo ebraico?

R: Penso sia verissimo, almeno nella mia esperienza. La memoria di tutte le cose che mi hanno accompagnato nella vita, sia quelle positive che quelle negative, mi ha permesso di mettere a confronto le verità acquisite con l’ascolto delle predicazione, con la lettura della Bibbia e con la ricerca delle fonti. Mi ha permesso di riesaminarmi e di far crescere in me la fame di conoscere, di comprendere sempre meglio le cose passate, presenti e future. Questo ha fatto sì che quelle verità mi trasformassero. È una forma di disciplina che ti impegna con passione, e ti spinge a scartare e lasciare ciò che non è buono, per far tue le cose migliori secondo la fede cristiana.

I: Non c’è quindi spazio per l’interpretazione nostra del passato, che toglie quello che non ci piace e tiene quello che vuole?

R: No, anzi. Ognuno di noi è convinto che quello che ha dentro di sé sia la cosa giusta e, se a volte abbiamo dei dubbi, facciamo fatica ad affrontarli, perché da soli non abbiamo le capacità per chiarire quelle cose. Io sono una persone che raramente si confida con altri, sono molto solitaria nelle mie rivoluzioni interiori. Quindi, ricordare queste cose e allinearmi alle verità bibliche mi ha aiutato a trovare il bandolo della matassa, a dire: “Se questo è così, allora devo fare di conseguenza”.

I: Così come il Signore ci insegna. 

R: E lui ci porta di benedizione in benedizione e ci fa crescere.

 

I: Per non rimanere sempre uguali a noi stessi. Questo insegna chiaramente la Parola.
Un’ultima domanda. In questi giorni si è tenuta la ricorrenza della Giornata della Memoria. Chiunque, a prescindere dal fatto che abbia una fede o no, riconosce che la memoria, sia quella personale sia quella collettiva, custodisce spesso cose davvero brutte e terribili. E può essere angosciante ricordare. Quale speranza ha, invece, un cristiano quando si ferma e ritorna alla memoria?

R: Ricordare è fondamentale. Sono convinta che i credenti non siano diversi dal resto delle persone. Prima che cristiani siamo esseri umani, e, come tutti, viviamo angosce, delusioni, battaglie, sconfitte, tragedie di ogni natura: lutti, catastrofi, malattie, povertà, persecuzioni, tentazioni. Ma se le viviamo avendo un rapporto con Dio, terremo fermo il punto focale della fede, che è anch’esso un fatto storico da ricordare, cioè la vita di Gesù. Ritornare al suo messaggio e alle promesse che leggiamo nella sua Parola, fatte fin dal principio a generazioni di uomini che hanno avuto fede in lui, è un ricordo che ti dà pace, perché riesci a vedere l’armonia di tutta la Bibbia, e il modo in cui spiega cosa sia la vita, cos’è il rapporto con Dio. La Bibbia insegna che, anche se non crediamo in Lui, Dio c’è, ed è Signore di tutta la terra e di tutti gli uomini, sovrano su ogni avvenimento. E più lo conosciamo, più gli siamo grati di avere questa conoscenza, perché ci dona fede e fiducia nel fatto che lui ci libererà da tutte le cose terribili che vediamo. Perciò non saremo più disperati. Proveremo certo dolore, ma sarà un dolore dolce, posato sulla croce di Gesù.

 

I: Grazie, è bello vedere che le tue certezze si poggiano sull’affidabilità di Dio. Ci fa tornare anche a quella promessa di tuo padre, che il Signore farà giustizia.
Grazie per aver condiviso con noi le tue esperienze, la tua storia e per averci ricordato l’importanza di aggrapparci a ciò che Dio ha promesso.

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